Nel 1835, ancorato al Molo Sud, vicino al Lazzaretto, venne costruito lo Stabilimento Balneare Dorico, il “primo dell’Adriatico”, edificato solo pochi anni dopo quello di Viareggio, nel Tirreno, del 1828.
L’impresa, audace e innovativa, nacque dall’estro del Conte Ludovico Rocchi che, per fare le cose in grande, assoldò l’architetto Nicola Matas, una gloria cittadina.
Questi progettò una stazione a pianta ottagonale, che fu per quasi 50 anni, tra alti e bassi, importante meta di un turismo balneare allora legato più alla salute che al divertimento.
La struttura fu poi sostituita verso il 1885 dallo Stabilimento Marotti, al quale venne poi affiancato lo Stabilimento Marinelli e i Bagni della Salute: erano eleganti costruzioni con ingresso sulla terraferma e un bel giardino dove poter passeggiare; le cabine erano collocate su palafitte e ciascuna aveva la propria scala per l’accesso diretto in mare, mentre e tutta la zona di balneazione era salvaguardata da una rete di protezione.
Nelle scogliere esterne al Molo Sud, tra la seconda e la terza “pesca” (o trabocco), la nota Società Sportiva “Stamura” fece invece edificare la Casina dei Bagni, con campi di nuoto e la possibilità di ormeggio di natanti sportivi presso la Mole Vanvitelliana.
Altre zone delle scogliere del Molo Sud invece erano di libero accesso agli abitanti del rione, soprattutto ragazzi.
Dai primi del ‘900, dopo l’interramento della zona dello Stabilimento Marotti, vi fu un progressivo decentramento del turismo balneare verso la spiaggia di Palombina - ormai ben “conquistabile” grazie al miglioramento dei collegamenti con la città - un vero lido con sabbia fine, buoni servizi ed acque basse più sicure.
Nel secondo dopoguerra, l’area del Mandracchio subì un progressivo interramento. Vennero gettate in mare le macerie dei bombardamenti e su queste fu ricostruita la nuova area del porto industriale che stravolse per sempre l’assetto del territorio e l’impianto urbanistico.
Oggi è difficile immaginare questi antichi luoghi di balneazione e le loro acque limpide, considerando che vi si accedeva direttamente da Via Marconi… che era affacciata sul mare!
Al loro posto, oggi, troviamo rotatorie, capannoni, fabbriche, depositi e grovigli di strade asfaltate.
Ma la Comunità vuole ricordare che, tanto tempo fa, in questo quartiere, esistevano dei luoghi di Bellezza, eleganti, amati, guardati dalla città con profonda ammirazione.
E proprio per promuovere la trasmissione di questa preziosa memoria storica alla città e alle nuove generazioni, si ipotizza di allestire una mostra permanente, magari nel parcheggio dell’Ex-Gas, con le foto di questi antichi luoghi ormai perduti, ma non dimenticati.
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