La monumentale Porta Pia è un importante segno urbano del quartiere.
È intitolata al suo committente, Papa Pio VI che, nel corso di una visita ad Ancona trovò particolarmente scomodo l’accesso alla città. Da secoli, infatti, chi voleva raggiungere Roma o recarsi al nord era costretto a risalire, e poi a ridiscendere, il colle Astagno attraversando la trecentesca Porta di Capodimonte (distrutta dopo l’ultima guerra).
Nel 1783 venne approvata la costruzione della nuova strada di collegamento dalla zona delle “osterie” di Piano San Lazzaro fino al mare, costeggiandolo per proseguire fino al centro della città per congiungersi con la Chiesa del Sacramento, evitando così lo scavalcamento dell’Astagno.
Questa strada era chiamata “strada a mare” e con l’apertura di Porta Pia divenne “Strada Pia” o “Strada Nuova”.
Nel 1787 venne quindi commissionata all’architetto Filippo Marchionni la realizzazione di questo nuovo ingresso monumentale, inaugurato nell’ottobre del 1789.
Dopo gli interventi degli anni ’20 e ’50 del secolo scorso, che l’hanno isolata a lato della carreggiata di Via XXIX Settembre, la porta ha perso la sua originaria funzione di soglia urbana.
Gli ambienti interni, a partire dal 1951, sono divenuti sede della Guardia di Finanza ospitando un Corpo di Guardia. Dal 1999 il fabbricato è di proprietà del Comune di Ancona, che deve ancora decidere la sua futura destinazione d’uso.
Certo è che nel corso di due secoli da porta chiusa, anche se senza più le mura, con i suoi enormi portoni lignei serrati che costituivano un limite invalicabile (“lì il popolo si fermava”) , Porta Pia oggi può diventare un segno di valenza opposta, un segno forte di apertura, emblema di una città (non a caso detta la “Porta d’oriente”) e soprattutto di un quartiere da sempre vocato all’accoglienza.
Oggi questo monumentale edificio è percepito come un “qualcosa che sta là”, e non “qui” nel quartiere. Un oggetto urbano statico e soprattutto vuoto, privo di vita.
Episodicamente sotto la grande volta si organizzano concerti, piccole mostre o installazioni d’arte.
Ma ciò che ci si auspica per il futuro è la ridefinizione di un ruolo urbano all’altezza della sua posizione: all’ingresso della città e con una grande visibilità, vicino agli approdi del traffico turistico (crociere e traghetti) e soprattutto alla Mole Vanvitelliana, cuore della cultura anconetana.
Considerando che l’unico punto di informazione turistica attualmente aperto in città si trova in fondo a via della Loggia, in una posizione di scarsa visibilità e in uno spazio sottodimensionato, Porta Pia potrebbe ritrovare la sua funzione di “ingresso” come punto di partenza per la scoperta e la conoscenza della città, contenendo al suo interno nuove funzioni, quali: un centro servizi per la promozione e lo sviluppo del turismo del territorio di Ancona (in riferimento anche alle eccellenze del Conero, di Loreto, ecc.) e della regione, con servizi di prenotazione di visite guidate, biglietteria per gli eventi e i musei, una biblioteca tematica e multimediale legata al territorio (ma anche all’Adriatico) a disposizione del pubblico, agenzie di viaggi, e ancora spazi per le associazioni culturali del quartiere.
Anche l’area di pertinenza esterna dovrebbe essere riqualificata, in sintonia con questa nuova vocazione, con punti di sosta attrezzati, arredi urbani, sistemi segnaletici e anche informazioni circa la storia di questo monumento.
Molti cittadini infatti, e non solo stranieri, confondono Porta Pia con il più celebre Arco di Traiano!
Un altro desiderio sarebbe quello di recuperare quella che prima era una piccola fontanella alimentata da una vena naturale, presente storicamente in prossimità della Porta, di cui si è persa traccia, e di realizzare un’opera urbana di collegamento, che leghi in maniera significativa anche dal punto di vista estetico Porta Pia alla Mole, magari attraverso un ampio passaggio sopraelevato.
In un’azione di recupero e valorizzazione anche gli eventi hanno la loro importanza. Ci si auspica, quindi, una programmazione con iniziative che possano riscuotere una maggiore presa nel quartiere, dal carattere più popolare e magari replicabili nel tempo come appuntamenti fissi.
 
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