Il quartiere Archi prende il nome dai caratteristici palazzi con i portici che si affacciano lungo via Marconi, la strada principale. Ciascun isolato viene identificato con un numero: l’Arco Uno , ad esempio, è "il primo verso la città", mentre l’ultimo isolato, l’Arco Cinque, è quello più periferico, ossia la Scuola “L. Da Vinci”.
 
I primi palazzi con gli archi sono stati costruiti alla fine del ‘700 come espansione urbana fuori le mura, a seguito dell’apertura di Porta Pia. Il nuovo quartiere si chiamava Borgo Pio, ma quei portici così caratteristici hanno condizionato il nome del Rione e ben presto gli anconetani hanno iniziato a chiamarlo “Archi”.
Per tutto l’800 e una parte del ‘900, passeggiare per la Strada Pia – l’attuale via Marconi – era un rito piacevole per gli anconetani, come una gita fuori porta: il viale era largo, alberato e si affacciava direttamente sul mare. La zona sotto i portici era molto viva, densa di attività commerciali e artigianali. In agosto vi veniva organizzata la vecchia Fiera degli Archi. Vi erano botteghe storiche che richiamavano gente da tutta la città ed oltre. All’emporio della “Pietruccia” ad esempio, venivano a far spesa addirittura da Zara, quando Ancona era collegata quotidianamente alla Dalmazia per mare e idrovolante.
Il camminamento sotto i portici è ancora oggi la zona più vivace del Rione: ci si può passeggiare anche quando piove ed è molto frequentato non solo di giorno, ma anche di notte, soprattutto dai lavoratori della pesca e da chi si ferma a mangiare qualcosa nei bar notturni, gli unici in città.
Tutti i sabati si tiene inoltre un mercatino Bio con prodotti a km zero e mensilmente il mercatino dell’antiquariato.
Molte delle attività commerciali che fino a verso la fine del ‘900 caratterizzavano il quartiere, oggi non ci sono più: molte sono state sostituite da esercizi avviati dai cittadini immigrati, per lo più fast food, ristoranti e market etnici, grazie ai quali regna nel rione un’atmosfera cosmopolita.
Nonostante la vitalità, questo luogo speciale a volte viene percepito dalla comunità come un po’ abbandonato a se stesso a causa della scarsa manutenzione e degli interventi che raramente riescono ad essere davvero risolutivi.
Certo, questo potrebbe dipendere sia dall’ambiguità della reale proprietà (se la zona è da intendersi come suolo pubblico o privato), sia perché i proprietari spesso sono poco motivati a investire in una ristrutturazione (un fatto legato per lo più al business degli affitti), e sia perché i condomini accolgono famiglie di diverse estrazioni e culture, difficili quindi da mettere tutte d’accordo per avviare una riqualificazione.
Poiché quel camminamento sotto i portici è considerato una preziosa tipicità del quartiere ed è molto amato, gli Arcaroli condividono il sogno di un’opera di valorizzazione, che tenga conto dell’interculturalità come un elemento di virtù.
Il desiderio è quello di veder realizzata una passeggiata “tipica”, con negozietti colorati, ben tenuti e valorizzati nella loro diversità, dove acquistare magari souvenir della città o del mondo della pesca, o prodotti di artigianato etnico.
Un porticato animato da locali e ristorantini per gustare accanto ai sapori speziati tipici della cucina esotica che oggi richiamano visitatori da tutta la città, anche l’ottimo pescato locale, magari in tavolini all’aperto.
Una passeggiata che faccia tornare alla gente la voglia di venire agli Archi.
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