Al rione Archi il mercato ittico è da sempre una delle strutture cardine dell’economia peschereccia locale. È il luogo fisico dove s’incontrano pescatori ed acquirenti all’ingrosso: operatori del commercio e dell’industria, ristoratori, ecc.
Durante i bombardamenti della II Guerra Mondiale, molti pescatori del quartiere fecero ritorno da sfollati, coi loro motopescherecci, alle case d’origine verso Porto Civitanova.
Un’altra parte dei barconi era stata militarizzata per svolgere le attività belliche, quali lo sminamento, la chiusura e difesa dei porti, ecc.
Le attività di pesca erano quindi molto ridotte, ma non ferme. Erano considerate necessarie per l’approvvigionamento alimentare delle famiglie, tanto che ciascuna imbarcazione a seconda del quantitativo di pescato, riceveva una sorta di buono carburante come incentivo.
Tuttavia il porto stesso era inaccessibile, bandito per tutte le operazioni non militari, e il pesce veniva sbarcato altrove, a Civitanova, a Senigallia...
Grazie però alla mobilitazione degli Arcaroli e le pressioni esercitate dal Comune di Ancona, guidato allora dal Sindaco Ruggeri, gli alleati autorizzarono l’ingresso e l’uscita in porto dei motopescherecci per lo sbarco del pesce.
Quando però i bombardamenti del 1944 distrussero lo storico mercato ittico nel cuore del Mandracchio, venne a mancare il luogo fisico dove effettuare l’asta pubblica. Fu così che gli Arcaroli si attivarono per attrezzare un nuovo mercato temporaneo sotto il primo porticato, fino alla realizzazione della nuova struttura nel dopoguerra.
L’attuale mercato ittico comunale è stato inaugurato nel 1948, insieme alla nuova Fiera Della Pesca, da Luigi Einaudi. È accolto nella grande struttura a forma di parallelepipedo accanto alla rotatoria del Mandracchio, a fianco del Lazzaretto. Accoglie un grande magazzino-deposito con varie celle frigorifere, locali per l’accertamento sanitario del pescato e una vasta “arena” adibita al commercio.
La sua facciata oggi è caratterizzata dal disegno di una grande balena, un’opera realizzata nel 2009 dall’artista Andreco nell’ambito della manifestazione di arte contemporanea PopUp.
La compravendita avviene tramite asta a ribasso e si svolge dal martedì al venerdì.
Sono due i tipi di aste: la prima avviene di notte e trova spazio nella grande struttura comunale, dove è venduto il pesce raccolto con la pesca a strascico (quella dei pescherecci che si fermano in porto solo per scaricare la merce, per poi riprendere il largo); la seconda, accolta nello stabile del Consorzio Pescatori, avviene di pomeriggio e riguarda il pesce azzurro (pescato con le “volanti”, ossia le imbarcazioni che rientrano ogni giorno).
Entrambi le vendite sono gestite dalla Cooperativa Pescatori, nata nel 1993.
Attualmente si appoggiano al Consorzio per la vendita del pescato 36 motopescherecci che
effettuano la pesca del pesce azzurro; 30 motopescherecci che effettuano
la pesca del pesce bianco; 71 motobarche che effettuano la pesca delle vongole e altri molluschi bivalvi (vongolare).
In origine le aste erano momenti piuttosto vivaci e caotici perché bandite “a voce”.
Nel 1954 l’asta diventò meccanica: l’astatore attivava una sorta di grande orologio dove erano segnati i prezzi, mentre i compratori erano disposti nelle varie postazioni dotate di un meccanismo automatizzato a “bottone” per fermare l’asta al raggiungimento del prezzo .
Attualmente il meccanismo dell’asta è elettronico e si tiene ogni notte, dal martedì al venerdì.
La settimana di pesca oggi è considerata “corta” perché termina il giovedì (venerdì in caso di maltempo), anche se in realtà il lavoro non termina con l’approdo in porto, perché poi vi sono le varie attività a terra per la gestione del motopeschereccio.
In passato si pescava fino al sabato ma non è affatto sbiadito nel quartiere il ricordo degli anziani pescatori che non dormivano per l’intera settimana e si tenevano svegli con stecche di sigarette e montagne di caffè.
Tuttavia, per quanto “corta”, la settimana lavorativa del pescatore arriva a contare fino a 92 ore, a fronte di una media settimanale per gli altri lavori di circa 40 ore!
A questo proposito, il fermo pesca tra luglio e settembre e la settimana breve rappresentano delle vere e proprie conquiste nel mondo della pesca, maturate dopo molti anni di combattute trattative interne, segnate a volte dal timore, a volte dalla saggia consapevolezza che lo sfruttamento marino nuoce non solo al mare, ma anche a chi del mare vive.
Secondo la comunità, la struttura del vecchio mercato ittico comunale, oramai piuttosto vetusta, avrebbe bisogno di una riqualificazione e riorganizzazione degli spazi (interni ed esterni) per migliorarne la funzionalità.
 
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