Raccontate da Giuseppe Cingolani
Esperto di Storia Locale e Storia della pesca
 
Tra le prime “funzioni” e “vocazioni” del porto di Ancona ci sono quella commerciale, industriale, militare… È un luogo strettamente legato alla pesca e alla cantieristica.
Importante sottolineare la funzione assunta negli anni dall’Irpem, Istituto Ricerche Pesca Marittima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con i suoi laboratori e le sue due navi di ricerca.
Si parla anche di vocazione storico-culturale circa la rivalutazione degli importanti reperti archeologici esistenti nell’ambito portuale e nella fascia periferica (Arco di Traiano, Arco Clementino) ed architettonici quali la Mole Vanvitelliana.
Impensabile pretendere di eliminare l’attività della pesca dal Porto di Ancona. Significherebbe demolire il “Polo di Sviluppo” cui ha dato vita la pesca stessa, dai cantieri navali minori, dalle industrie quali l’Anconpesca, da imprese di servizi e da organismi ed enti quali il Mercato Ittico all’ingrosso, la Fiera di Ancona in cui lavorano oltre 1200 persone. (dati non recenti)
Alla pesca s’aggiunge la nautica e le attività turistiche collegate al Porto intesi come fattore sociale ed economico irrinunciabile . Il sistema di gestione del trasporto marittimo e dei servizi portuali è stato giudicato come modello di esperienza più antica al mondo di “terziario avanzato”, operante da 7 secoli, dal 1400, nel Porto di Genova e si è radicato nella storia economica ed esteso in tutti i Porti, compreso Ancona.
Già a quei tempi era ben distinta la proprietà della gestione manageriale, la gestione finanziaria da quella economica e all’interno di ogni funzione si sono create figure professionali specializzate.
In alcuni segmenti è stata facilitata la partecipazione dei lavoratori all’utile di impresa, creando forma di azionariato popolare. Ogni piccolo spezzone fondamentale e necessario nel ciclo di operazioni portuali e trasporti è diventata professione riconosciuta e valorizzata.: armatori, agenti marittimi, spedizionieri, scaricatori portuali, facchini, brokers, trasportatori, piloti, ormeggiatori…
Numerosi i cambiamenti intercorsi e richiesti al porto di Ancona nel corso degli anni. Occorre fare in modo che continui a rappresentare come già in passato il ruolo di “Porta d’ Oriente” e di pilastro occidentale di quel “Ponte ideale” gettato sull’Adriatico che unisce l due sponde per facilitare e promuovere lo scambio di merci, prodotti, persone ma anche esperienze, idee e culture tra i Paesi del Sud-est (Bacino balcanico e medio-orientale) ed i Paesi dell’Europa del Nord Est.
 
Sintesi della relazione di Giuseppe Cingolani su LA CANTIERISTICA NAVALE NEL NOSTRO TERRITORIO (2007)
La storia della cantieristica anconetana presenta sin dagli albori fama di maestri d’ ascia, falegnami e carpentieri anconetani, riconosciuti come tali in tutto il Mediterraneo, per la qualità e solidità delle imbarcazioni, la capacità della stiva, la velatura e la velocità che potevano raggiungere.
L’importanza dell’Arsenale, conosciuto oggi come Fincantieri, trova ulteriore conferma quando nel 1367 papa Urbano V lasciando la sede di Avignone per far ritorno a Roma, nel porto di Marsiglia di fronte ad una flotta di 60 magnifiche galee battenti bandiera di varie repubbliche e città marinare scelse di imbarcarsi su quella con il vessillo anconetano.
Il galeone costruito ad Ancona era una delle più grandi e gloriose navi della storia, nella cui sovrastruttura erano stati realizzati vasti saloni, camere artisticamente dipinte, ornate ed arredate come quelle di un suntuoso palazzo nobiliare. L’ attività del porto e dell’arsenale dopo un periodo di durissimo ristagno durato ben due secoli riprese con l’ avvento al soglio pontificio di Papa Clemente XII nel 1730, crescendo ancora di più raggiunta l’ unità d’Italia. Accanto alla costruzione di navi sempre più grandi adibite al trasporto commerciale e alla flotta militare nascono modeste imprese artigiane che dopo la guerra mondiale iniziarono a trasformarsi in piccoli ma organizzati cantieri navali. Nel Molo sud del porto verrà costruito un naviglio “minore” destinato al traffico costiero, alla pesca, a servizi portuali di rimorchio, a vari altri impieghi e, successivamente al secondo dopoguerra, anche al diporto nautico. Sorgono quindi i Cantieri Castracani, Morini ed altri ancora che con decenni di attività hanno permesso importanti realizzazioni.
Numerosi navi di modesta stazza, cisterne, chimichiere, mezzi ausiliari della Marina Militare e delle Forze di Sicurezza sono state varate dal Cantiere Morini; il cantiere Nicolini, poi Crn negli anni '60 ha costruito il primo di lussuosi super yachts ordinati da sceicchi arabi e altri danarosi committenti. Una domanda quella di sfarzose imbarcazioni aumentata anche in questi utlimi anni, prevalentemente richieste da clienti stranieri.
Con la costruzione di pregiati yachts Ancona fa raggiungere alle Marche tra le 300 qualificate aziende operanti nella cantieristica da diporto, le quali, a loro volta rappresentano parte considerevole delle 770 che fanno essere l’ Italia la seconda forza produttiva dopo gli Usa, nello yatchting mondiale. Le tradizioni maturate nel corso dei secoli dagli ingegnosi artigiani della lavorazione del legno sono diventate solide basi tecniche e culturali della costruzione navale locale.
Nell’ economia anconetana si aprono con il tempo nuove prospettive di crescita, soprattutto nel settore dell’indotto dove diverse piccole imprese si dedicano a particolari lavorazioni e prestazioni di servizi essenziali all’attività dei cantieri stessi. Attività di supporto che sta attraversando un periodo di stagnazione e che necessita di una riorganizzazione che tocchi tutto l’ indotto e fronteggiando il declino della vecchia cantieristica del molo sud e delle attività ad esso collegate.
Di conseguenza si è ridotta notevolmente la possibilità di eseguire sul posto normali lavori di riparazione e manutenzione dei motori costretti a condurre le unità che necessitano di questi interventi nei vicini porti di Civitanova, Senigallia, Fano…