raccontate da Giuseppe Cingolani
Esperto di Storia Locale e Storia della pesca
 
Un importantissimo evento da un punto di vista economico-produttivo e sociale fu la realizzazione di quello che negli anni diventerà un moderno e sicuro approdo per la pesca, chiamato il Porto Peschereccio del Mandracchio al Molo Sud, ricavato negli spazi e nelle banchine di ormeggio che attorniano la Mole Vanvitelliana.
Questo avviene in sostituzione dei due antichi porti ubicati a San Primiano, all’interno del Bacino Portuale, e l’altro nelle scogliere di Torrette.
L’importante struttura del Porto Peschereccio del Mandracchio al Molo Sud, venne costruita a partire dal 1920 con lo spostamento definitivo ad Ancona di un buon numero di pescatori e delle loro imbarcazioni a vela provenienti da Porto Civitanova e una parte da Porto Recanati. Questi pescatori successivamente raggiunti dalle famiglie, già da vari anni, in particolare durante la stagione invernale, frequentavano il Porto di Ancona in quanto riparato e protetto nei casi di improvvise burrasche.
Ad Ancona la pesca veniva esercitata fin dall’antichità e ne danno testimonianza i reperti archeologici sinora rinvenuti. Nonostante questo il mestiere del pescatore non era praticato da molti anconitani poiché altre attività legate ai traffici marittimi e portuali offrivano meno pesanti e meglio retribuite occasioni di lavoro.
Purtroppo però i terribili eventi della seconda guerra mondiale, in particolare gli spaventosi bombardamenti aerei che, oltre ad aver causato la morte di circa 2800 cittadini, provocarono danni enormi al bacino portuale e al patrimonio abitativo, monumentale, industriale e commerciale di Ancona e dei suoi quartieri.
Semidistrutto anche il Rione Archi ed il Porto peschereccio, si rese necessaria una radicale opera di ricostruzione, anche di nuove abitazioni e dei servizi collettivi: acqua, luce, gas, trasporti ecc…e dei più comuni ed urgenti: farmacia, negozi, alimentari, chiesa parrocchiale, associazioni sindacali e sociali, partiti politici…
È stata realizzata in più una vasta area debitamente attrezzata e corredata dei necessari servizi, ricavata da una grande operazione d’interramento a mare: la Zona Industriale del Porto di Ancona, la Z.I.P.A., il cui riempimento è iniziato scaricandovi molte migliaia di metri cubi di macerie dei fabbricati distrutti dalle bombe.
Il Consorzio della Zipa offriva tutte le possibili condizioni per facilitare l’acquisto di lotti di terreno ove installare antiche e nuove imprese, cantieri navali, officine ecc… e sedi di strutture ed Enti legati alle stesse attività.
Si è così potuta attuare la ripresa e lo sviluppo economico della Città e, di conseguenza, del Rione Archi grazie al rifiorire delle attività della pesca e delle imprese e servizi dei settori collegati.
Il moderno “sistema funzionale” della pesca locale ha avuto vita da quasi un secolo e il suo fulcro principale è stato il Porto peschereccio del Mandracchio, fortemente voluto e sostenuto insieme al mercato Ittico all’ ingrosso, dal Comune e dalla Camera di Commercio, proprio perché indispensabili per un sicuro sviluppo della pesca stessa. L’importante e complessa struttura vivificata e resa efficace dai pescatori stessi con il loro duro lavoro a bordo delle unità, e lo spirito organizzativo che hanno saputo esprimere nella costituzione di associazioni di mestiere e sindacati e dal 1941 la nascita della Cooperativa Pescatori Motopescherecci che ha sempre fornito attrezzature, provviste e servizi per bordo a sostegno sociale e burocratico-amministrativo alla categoria.
Una funzione di rilievo è stata quella svolta dalla Fiera della Pesca che dal 1933 e poi annualmente ha creato opportunità di utili ed autorevoli incontri con rappresentanti di altre marinerie e dirigenti governativi, anche di Paesi esteri.
Nel 1956 sarà riconosciuta l’internazionalizzazione dell’evento che, oltre al settore specifico della pesca, interessa vari comparti economico-produttivi: cantieristica navale, industria motoristica, impiantistica, accessori, trasformazione del pescato, alimentari, servizi commerciali, ecc.
Nei suoi padiglioni era organizzato un acquario composto da 40 vasche in vetro con riprodotti vari ambienti marini dove vivevano numerose specie ittiche (pesci, molluschi e gasteropodi), molto importante dal punto di vista educativo e didattico.
…Un approfondimento
(di Giorgio Occhiodoro)
Il 29 settembre 1933 l’inaugurazione della prima “Fiera della Pesca”, un avvenimento molto importante per la città e la marineria anconetana.
La prima “Fiera” aveva una estensione modesta ma con un teatro all’aperto. Si componeva di una fontanella circondata da tavolini e ombrelloni, con servizio di ristoro, e da tettoie in cui erano esposte attrezzature per la pesca e prodotti collaterali con cornice di tanti fasci e tante bandiere.
Rigola, un falegname arcarolo, lavorò alla realizzazione dei primi “stand” della fiera e poi ne divenne il custode.
In primo piano due fabbricati scomparsi con l’ultima guerra: a sinistra il “Dopolavoro ferroviario” in cui c’erano bar, sale da gioco, da bigliardo ed un cinema molto frequentato anche dai non ferrovieri perché si potevano vedere buoni film ed il biglietto d’ingresso era a prezzo popolare.
Dietro il dopolavoro c’era il campo di calcio che veniva usato praticamente da tutti i giovani arcaroli. A destra il vecchio mercato del pesce.
Ex affusti di cannone “bitte” per l’attracco delle barche da pesca che già cominciavano ad essere più numerose, di maggior stazza ed attrezzate con motori a scoppio: andavano man mano sostituendo la vecchia vela.
 
La pesca ad Ancona è composta da imprese armatrici di un unico scafo, a conduzione artigianale e familiare, nelle quali importante è la funzione che le donne dei pescatori (madri e mogli) svolgono a terra, nella vendita all’ingrosso ed al minuto del pescato, nonché nei rapporti con fornitori, banche, Uffici Pubblici e nelle pratiche amministrative e burocratiche. Grande rilievo anche all’attività di “retiere” che gli anziani di famiglia esplicano da quando, per ragioni di età o di salute non possono più imbarcarsi, provvedendo alla confezione e al rammendo di reti ed attrezzature di bordo. Queste sono operazioni che richiedono particolari e delicata precisione, in quanto è da esse che dipende la resa della pesca.
Figura di spicco in questo mondo sinora trattato, fu Don Eugenio Del Bello, detto il Doge, parroco della Chiesa del S.S. Crocifisso agli Archi.
Quest'uomo conosciuto come il “Prete Pescatore”, fece parte per un periodo dell’equipaggio di un motopeschereccio che praticava, assieme ad altre unità, la cattura del pesce azzurro, dal primo mattino al tardo pomeriggio di ogni giorno. In seguito ad un infortunio a bordo proseguì la sua attività a terra, in aiuto alla Cooperativa Pescatori nello svolgimento di pesanti mansioni, quali furono: servizio agli scafi di ricambio imballaggi e rifornimento di gasolio e olio lubrificante. Durante questi anni senza mai venir meno ai Sacri Obblighi che la sua missione religiosa gli imponeva si è impegnato, anche in orari inconsueti, sempre a fianco dei pescatori, vivendo con essi, le stesse difficoltà, sacrifici, pericoli ed ansie legati a questa attività. Il “Doge” dette la possibilità alla marineria peschereccia di Ancona di aprirsi ad un’attività di pesca razionale ed ecosostenibile con l’ambiente marino, verso il progresso sociale ed economico del settore, differenziandolo dalle altre realtà.