raccontate da Giuseppe Cingolani
Esperto di Storia Locale e Storia della pesca
 
Gli Archi sono la cerniera dello sviluppo urbano di Ancona.
È proprio dagli Archi, infatti, che Ancona si espanderà sul territorio e nasceranno i quartieri Piano San Lazzaro, Posatora, Stazione e Palombella.
Sino alla metà del ‘700 la zona appare piuttosto brulla, isolata, con le rupi che scendono a strapiombo sul mare. Non c’è quasi traccia d’insediamento, ad eccezione del Lazzaretto, che all’epoca era ben isolato dalla città per assolvere alla funzione di quarantena per persone e merci.
L’avvio alla costruzione del quartiere avviene con la realizzazione del nuovo monumentale accesso alla città di Porta Pia, così chiamata in onore del Papa Pio VI. Nel giugno 1782, durante una visita pastorale ad Ancona, il Pontefice per entrare in città attraverso la “Porta di Capodimonte”, l’unico ingresso carrozzabile esistente all’epoca, era stato costretto a percorrere un rovinoso saliscendi lungo l’attuale via Cialdini.
A seguito di questo disagiato percorso vennero accolte le numerose richieste degli amministratori cittadini del tempo avviando la costruzione della nuova “Porta della Città”. Venne quindi incaricato l’architetto Filippo Marchionni che eseguirà la grande opera nel corso degli anni 1787-1789.
Successivamente, con la realizzazione lungo la costa della nuova Strada del Mare, sarà ancora più accelerato lo sviluppo della città fuori dalle vecchie mura. I lavori per la realizzazione del Molo Sud, che servirà anche a circondare e difendere dai “marosi” il Lazzaretto (detto anche “Mole Vanvitelliana”) venne completato l’ampliamento del bacino del porto, garantendo così un nuovo e più moderno sviluppo alle attività dello scalo, ai cantieri navali, alla pesca.
A ridosso dell’imponente “Porta Pia” che sovrasta il Lazzaretto, al suo esterno nel 1790 venne costruito un primo fabbricato con dei portici adibito ad abitazioni, magazzini, negozi e botteghe artigiane, al quale se ne aggiungeranno anche altri. Questo quartiere, in un primo momento chiamato Borgo Pio in onore del Papa che ne aveva “ispirato” la costruzione, prenderà il nome di Rione Archi e si dimostrerà vitale, addirittura esuberante per le numerose attività che vi cresceranno.
Si insedieranno nuove abitazioni e nuove imprese e servizi. Tra questi, lo “Stallatico S. Antonio” è uno dei primi: era una rimessa per carrozze e cavalli (paragonabile quindi a una specie di odierno garage) dove tutti gli operatori provenienti da altri centri e dalla periferia che dovevano recarsi in Città per affari si fermavano per far ritemprare il cavallo, per “parcheggiarlo” in pratica.
Nel 1835 venne costruita la Chiesa Parrocchiale del S.S. Crocifisso, in una posizione diversa però rispetto alla Chiesa di oggi, collocata nell’omonima piazzetta.
La vecchia Chiesa era situata più o meno in corrispondenza dell’attuale imbocco del cavalcavia, quello diretto verso il porto turistico, vicino al parcheggio dell’ex gas.
Nel 1837, proprio fuori la Porta Pia, venne costruito un teatro che si aggiunse agli altri teatri ubicati nel vecchio Centro Città (Ancona ne contava circa otto al’epoca).
Dalla “Porta Pia” iniziava la via Pia che diventerà via Nazionale (oggi Via Marconi): all’epoca si presentava come un bel viale alberato dove gli anconetani amavano passeggiare.
Nel 1881, sempre su via Nazionale, c’era l’AziendaTrasporti Pubblici, con i tram condotti da cavalli, che nel 1909 saranno elettrificati. La prima vettura elettrica venne costruita presso l’Officina Fratelli Ugolini del Montirozzo.
Parallelamente, ma in posizione arretrata rispetto alla costa, si trovava la via del Gazometro (oggi via Mamiani) con l’officina per la distillazione del carbone fossile e per la produzione del gas per uso domestico e, più tardi, anche per l’illuminazione stradale.
Attorno a queste due importanti realizzazioni, unitamente alle abitazioni, prosperavano numerose attività produttive e commerciali dove hanno prestato lavoro intere generazioni di “arcaroli” e di anconitani.
Tra i nomi di aziende e fabbriche un tempo presenti figurano gli “Impianti sanitari Frankauser” e “Vetri e specchi Revel”; e poi ancora: olio di ricino, tacchificio, piatti e terraglie, scatolificio, lanificio, berrettificio, pastificio, sellaio, orologeria… Numerose botteghe come la “Pietruccia”, fiorivano insieme ad altre attività e servizi di minore rilievo.
A questo proposito c’è un aneddoto curioso su come gli arcaroli erano capaci di organizzarsi in autonomia per provvedere ad ogni bisogno quotidiano. L’aneddoto in questione si riferisce a quello che oggi chiameremmo “Scuolabus”, che una volta era uno “Scuola- Piedibus”. All’inizio del decennio 1930, infatti, una robusta donna chiamata da tutti “Alma la Barca”, dietro modestissimo compenso, al mattino accompagnava un certo numero di bambini alle Scuole Elementari Stamura (oggi la Primaria “L. Da Vinci”), ubicate all’ inizio del Cavalcavia e al termine delle lezioni li riconsegnava alle rispettive famiglie. Lungo il percorso i bambini erano uniti o legati ad una corda che Alma stringeva nelle sue forti mani, per evitare negli attraversamenti stradali il pericolo che venissero travolti da biciclette, carri o da qualche automezzo.
Nel 1835, ancorato al Molo Sud, vicino al Lazzaretto, venne costruito lo Stabilimento Balneare Dorico (edificato pochi anni dopo quello di Viareggio che, eretto nel 1828, fu primo nell’Adriatico); la stazione balneare fu poi sostituita qualche tempo dopo, verso il 1885, dallo Stabilimento Marotti, al quale si affiancò anche lo Stabilimento Marinelli e i Bagni della Salute: erano belle strutture con ingresso sulla terraferma, cabine sistemate su palafitte e una rete di protezione della zona di balneazione.
Nelle scogliere esterne al Molo Sud, tra la seconda e la terza “pesca” (o “trabocco”), veniva costruita la Casina dei Bagni dalla molto nota Società Sportiva “Stamura”: questa aveva struttura e campi di nuoto e ormeggi di natanti sportivi presso la Mole Vanvitelliana.
Altre parti di quelle scogliere del Molo Sud invece erano di libero accesso agli abitanti del rione, soprattutto ragazzi.
Ad una distanza di circa 2 km da Porta Pia, nel 1861 venne costruita la Stazione Ferroviaria che permise di collegare Ancona con Bologna (1861), Pescara (1863) e Roma (1866).
A fianco della Stazione Ferroviaria (lato mare) venne creata una vasta zona di servizio, con magazzini per la sosta ed il deposito merci e per altre attività complementari, quali servizi di accoglienza, ristoro e mescita, oltre l’ampio “parco binari”.
Con l’intensificarsi del movimento ferroviario e le conseguenti necessità di nuove strutture dedicate, le attività degli Stabilimenti Balneari verranno man mano a ridursi, anche a causa dell’inquinamento ambientale prodotto dal carbone bruciato per alimentare le locomotive.
Nel quartiere si svolgevano anche altre attività sportive.
Oltre alla già citata Società Sportiva “Stamura”, che ha conseguito importanti risultati nell’atletica, nel nuoto, nel canottaggio e nella vela, si registra anche la Società Sportiva “Jolanda”, nella cui palestra in via Fornaci Comunali si praticavano vari tipi di sport, tra cui pugilato e calcio. E proprio in merito all’attività calcistica, nel 1937 la “Jolanda” viene fusa con la Società “Olimpia” di Capodimonte, dando vita alla celebre “Società Calcio Andreanelli”.
 
LA POPOLAZIONE
Altro spunto interessante che riguarda la città di Ancona è il fatto che tra il 1300-1400 la città era per oltre il 50% costituita da abitanti provenienti da paesi stranieri: Dalmazia, Grecia, Medio Oriente e numerose persone di religione ebraica.
Gli Anconitani di antica origine rappresentavano una minoranza. Nascono così le tradizioni di accoglienza che hanno sempre caratterizzato la città verso i “forestieri”.
Questi ultimi con il lavoro e le attività economiche che esercitavano, artigianali e/o commerciali, contribuirono allo sviluppo e al progresso civile e sociale di Ancona.
Risulta anche che in alcuni casi furono i cittadini anconitani ad andare ad abitare nei territori di provenienza degli stranieri stanziatisi ad Ancona, per svolgere attività corrispondenti e facilitare gli scambi.